
La riflessione di fr. Andrea Palmentura, OCD, nella Cattedrale di Ventimiglia per l’apertura diocesana dell’anno pastorale e catechistico. Un invito a riscoprire la meraviglia della fede, la centralità dell’Eucaristia e la bellezza di una vita trasformata dall’incontro con Cristo.
Sabato 3 ottobre, nella Cattedrale di Ventimiglia, in occasione dell’apertura diocesana dell’anno pastorale e catechistico, fr. Andrea Palmentura, carmelitano scalzo, ha offerto alla comunità diocesana una profonda riflessione sul Mistero Pasquale e sui sette sacramenti, invitando sacerdoti, consacrati, catechisti e fedeli a riscoprire il cuore della vita cristiana.
Un intervento ricco di riferimenti biblici, spirituali e teologici, attraversato da un messaggio tanto semplice quanto impegnativo: prima di cambiare le nostre strategie pastorali, dobbiamo lasciarci cambiare da Cristo.
Di seguito una sintesi non rivista dall’Autore, mentre la relazione completa si trova al fondo di questo articolo.
La riflessione ha preso avvio da un’immagine suggestiva: quella della soglia di una chiesa. Ogni nuovo anno pastorale rappresenta una soglia da attraversare, ma non basta entrare fisicamente in chiesa per lasciarsi davvero coinvolgere dal mistero di Dio.
Il rischio, ha osservato il religioso, è quello di abituarsi alla fede, ai sacramenti, alla liturgia, fino a perdere la capacità di stupirsi davanti alle meraviglie che Dio continua a compiere.
Da qui l’invito a recuperare la logica del dono e della gratuità, riconoscendo nei sacramenti non semplici riti o consuetudini religiose, ma l’incontro vivo con Cristo morto e risorto, che continua a raggiungere ogni persona nelle diverse stagioni della sua esistenza.
Uno dei passaggi più intensi della relazione ha riguardato il rapporto tra sofferenza e speranza cristiana.
La Pasqua non elimina magicamente le difficoltà, ma rivela che nessuna ferita è estranea all’amore di Dio. Come il Risorto conserva nel suo corpo i segni della Passione, così anche le ferite della nostra storia possono essere trasfigurate dalla grazia.
Richiamando l’esperienza di san Francesco, san Giovanni della Croce e della Vergine Maria ai piedi della croce, fr. Andrea ha ricordato che il cammino cristiano attraversa inevitabilmente il Venerdì Santo e il silenzio del Sabato Santo, ma è sempre orientato alla Domenica della Risurrezione.
Particolare attenzione è stata dedicata proprio al valore del silenzio, spesso dimenticato anche nelle celebrazioni liturgiche: non uno spazio vuoto da riempire, ma un luogo di ascolto, di preghiera e di autentico incontro con Dio.
Al centro dell’intervento è emersa con forza la centralità dell’Eucaristia, definita come il sacramento nel quale Cristo non offre soltanto qualcosa di sé, ma dona se stesso.
Da qui una precisa indicazione pastorale: le comunità cristiane non possono ridursi a organizzazioni impegnate in una continua moltiplicazione di attività, iniziative e programmi.
La loro fecondità nasce dalla Parola di Dio, dalla celebrazione dell’Eucaristia, dalla preghiera e dalla conversione personale.
Diventare uomini e donne eucaristici significa portare nella vita quotidiana ciò che viene celebrato sull’altare: imparare a donarsi, a servire, a rimanere accanto agli altri, a costruire relazioni autentiche.
Una prospettiva che interpella direttamente anche il servizio dei catechisti e degli educatori, chiamati non soltanto a trasmettere contenuti, ma soprattutto a testimoniare una fede vissuta.
Nella parte conclusiva della relazione, fr. Andrea ha ripercorso il significato dei sette sacramenti, mostrando come ciascuno renda presente, in una particolare dimensione dell’esistenza, la forza trasformante della Pasqua di Cristo.
Dal Battesimo, che genera alla vita nuova, alla Confermazione, che rende capaci di testimonianza; dalla Riconciliazione, che offre la possibilità di ricominciare, all’Eucaristia, che alimenta la comunione con Dio e con i fratelli.
E ancora il Matrimonio, come dono reciproco di sé; l’Ordine sacro, come servizio attraverso il quale la grazia raggiunge il popolo di Dio; e l’Unzione degli infermi, che manifesta la vicinanza di Cristo anche nella malattia e nella fragilità.
Nessuna stagione della vita è esclusa dalla possibilità di incontrare il Signore. I sacramenti accompagnano la concretezza dell’esistenza umana e mostrano come Dio operi proprio dentro la nostra storia, con i suoi limiti, le sue attese e le sue speranze.
È questa l’espressione che può riassumere il messaggio consegnato alla Diocesi per l’inizio del nuovo anno pastorale.
La vita della Chiesa non può essere alimentata soltanto dal ricordo di un passato nel quale sembrava esserci più partecipazione o maggiore fervore religioso. La memoria cristiana, ha sottolineato il relatore, non è nostalgia, perché al suo centro non si trova un avvenimento concluso, ma Cristo risorto, vivo e presente oggi.
L’invito finale è stato dunque quello di rimettere il Signore al centro della vita personale e comunitaria, lasciando che sia lo Spirito Santo a rinnovare il cuore dei credenti e a rendere feconda ogni iniziativa pastorale.
Affidando alla Vergine Maria il cammino della Chiesa di Ventimiglia-Sanremo, fr. Andrea ha concluso richiamando l’immagine di Cristo che bussa alla porta della nostra vita e attende di essere accolto.
Un’immagine che diventa anche un programma per l’anno pastorale appena iniziato: aprire nuovamente la porta a Cristo, per diventare comunità capaci di comunicare agli altri la bellezza del Vangelo.
È disponibile in allegato il testo integrale della relazione di fr. Andrea Palmentura, OCD, pronunciata il 3 ottobre 2026 in occasione dell’apertura diocesana dell’anno pastorale e catechistico.
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